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CAMERUN
anno 2011/12/13
COSTRUZIONE BARRAGE/BIEF

COMUNE DI MOGODÉ
Stato del Camerun
Regione Extreme Nord
Provincia di Maroua
Etnia: Kapsiki
Tipo di intervento: costruzione barrage/bief
Villaggio: Mogodé
Ente sostenuto: Comitato di Sviluppo Diocesano Maroua-Mokolo dove operano i missionari Don Angelo Mazzucchi originario di Garzeno (CO), Don Corrado Necchi originario di Dubino (SO) e Don Alessandro Alberti originario di Morbegno (SO) affiancati da Laura Pellizzari di Regoledo di Cosio (SO) del Centro Missionario Diocesano - Diocesi di Como.

Il progetto è stato redatto dall' ingegnere del Genio Rurale Tchappi Tiaha Antoine di Yaoundé.
I lavori vengono eseguiti con squadre di operai diretti da ingegnere, topografo e capo cantiere.

Lavori finanziati interamente da Edodé Onlus
.

Il progetto è relativo alla ricostruzione di un barrage (diga) crollato anni fa causa dell’utilizzo di materiali non idonei e della costruzione senza gli opportuni accorgimenti tecnici; sarà realizzato in muratura e cemento armato, nel Comune di Mogodé, nell’estremo Nord del Camerun al confine della Nigeria, nella provincia del MAYO-TSANAGA – capoluogo MOKOLO – regione di MAROUA. Le tribù sono prevalentemente di etnia Kapsiki. Lo standard di vita è molto basso e la maggioranza della popolazione vive sotto il livello di povertà e si sostiene con i prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento.
È una località situata ad un'altitudine media di 980 m sul livello del mare, con un rilievo accidentato che presenta valli profonde in parte coperte di pietre e rocce, con suolo prevalentemente sabbioso di savana, molto sensibile all'erosione dell’acqua e del vento. L’accentuata scarsità di vegetazione è insufficiente, nella stagione secca (da novembre a giugno), ad assicurare le funzioni protettive del suolo, del pascolo e della riserva biologica. L’erosione del deserto avanza sempre più.
Il luogo scelto per la costruzione della diga è a meno di 3 Km dal centro di Mogodé attraversato da fiumi, chiamati “Mayos,” caratterizzati da deflussi non permanenti ma stagionali. Il loro regime è legato alla lunghezza e all’intensità della stagione di piogge.
Il clima è “soudano-sahélien” caratterizzato da una stagione secca e molto lunga e da una stagione di pioggia relativamente corta nei mesi di giugno, luglio, agosto, settembre e ottobre, con una pluviometria di circa 1.000 mm. Le piogge sono così abbondanti che le piste che collegano Mogodé ai villaggi circostanti sono attraversate dai torrenti e quindi spesso impraticabili. Se vi è abbondanza d’acqua i terreni sono molto fertili, consentendo produzioni elevate di miglio, sorgo, soia, mais, cipolle, arachidi, fagioli, ecc. oltre al foraggio per il bestiame (buoi, asini, capre, pecore, galline, ecc.).
Le temperature medie sono sui 30°C, con notevoli sbalzi termici.
Le popolazioni fanno ricorso a pozzi e “forages” ubicati anche lontani dai villaggi dove possono passare la giornata e anche la notte per effettuare l’approvvigionamento dato che l’afflusso d’acqua specialmente alla fine della stagione secca è molto debole, talvolta assente.
Tutta la comunità avrà beneficio dalla realizzazione del barrage.
La popolazione non solo si impegna nella realizzazione dell’opera con giornate di lavoro collettivo, ma, tramite il Comitato di Sviluppo del Villaggio, s’impegna a creare un Consiglio incaricato di sorvegliare e monitorare il barrage.
La quasi totalità delle donne e dei bambini occupa molto tempo, ogni giorno, per reperire l'acqua ai pozzi, spesso lontani dai villaggi come sopra evidenziato, presso i quali si formano delle code che possono durare parecchie ore.
Parte della popolazione, quindi, è impegnata in attività di sopravvivenza di base, senza la possibilità di impegnare le energie non solo per altri lavori (agricoli, artigianato o altro), ma costringendo alcuni dei più giovani a sottrarre tempo alla formazione scolastica.
In definitiva, la difficoltà nell'approvvigionamento idrico mina la costruzione di un tessuto economico locale autosufficiente con anche minime possibilità di sviluppo ed emancipazione dalla miseria.
E' purtroppo frequente che i migliori studenti, terminato il percorso di studi di base, si trasferiscano nel sud della nazione o emigrino all'estero. La perdita di importanti risorse umane depaupera il territorio e, da non dimenticare, crea in coloro che si spostano delle profonde sofferenze umane.
Durante la stagione delle piogge parte dell'acqua si infiltra nel sottosuolo e parte scorre superficialmente, formando torrenti e fiumi.
In mancanza di accumulo in quota e di laghi naturali durante la stagione secca non possono esistere acque superficiali a causa della forte evaporazione.
Per ovviare, almeno in parte, al disagio, nei pressi del Villaggio di Mogodé venne realizzato una sbarramento a sfioro (cosiddetto “Barrage”) che creava in invaso artificiale che costituiva una riserva per la stagione secca.
Si trattava di una diga a sfioro, di un'altezza massima di 4 metri ed una lunghezza di 55 m, posta in corrispondenza di un piccolo avvallamento naturale.
Le acque del fiume, raggiunta la quota massima, tracimavano oltre lo sbarramento, proseguendo a valle. L'invaso aveva la capacità di alimentare costantemente le falde sottostanti e di costituire una riserva d'acqua per le attività locali, e parzialmente per l'agricoltura.
I terreni immediatamente prossimi allo sbarramento godevano di maggior produttività, grazie alla presenza di umidità capillare e di aria umida.
Anni fa il manufatto crollò. Era costruito con materiali non particolarmente resistenti e realizzato senza gli opportuni accorgimenti tecnici.
Il comune di Mogodé con lo sbarramento aveva maggior autonomia idrica, come raccontano i più anziani.
Ora, con l'aumento della popolazione e la presenza delle attività scolastiche, per sostenere lo sviluppo locale risulta indispensabile garantire più acqua.
La ricostruzione del “barrage” é un'opera chiave, certamente più onerosa ed articolata rispetto alla realizzazione dei pozzi. Il ripristino dell’opera consentirebbe anche di valorizzare tutto il lavoro già fatto negli anni precedenti per scavare pozzi manuali. Con il “barrage” ci sarebbe un rallentamento nello scorrimento dell’acqua e un rinvigorimento delle sorgenti e falde idriche, sia a monte che a valle dello stesso.
Il lavoro è così articolato:
- pulizia dell'alveo fluviale;
- realizzazione delle opere per evitare il formarsi di “fontanili” tra l'invaso e la base degli sfioratori a valle;
- costruzione dello sbarramento in cemento armato e pietra, con appositi ancoraggi agli argini naturali esistenti;
- realizzazione del raccordo tra la sommità dello sbarramento e l'alveo fluviale a valle, per garantire l'ottimale flusso delle acque durante la stagione delle piogge;
- realizzazione a valle di vasche per abbeverare gli animali.
La manutenzione del “barrage” (svuotamento dai detriti accumulati, verifica e controllo dell'opera, ordinario mantenimento) contribuirà a creare lavoro anche nei prossimi anni, garantendo il funzionamento dell'opera.
Lavorando con le popolazioni locali, inoltre, si crea un legame affettivo con quanto viene realizzato: infatti le persone sentono loro le cose che si auto-costruiscono.
E' un ulteriore valore aggiunto per preservarle nel tempo.
Si è pensato di ricostruire il barrage per fermare l’erosione del deserto che avanza sempre più e creare un bacino per trattenere l’acqua della stagione delle piogge che servirà, oltre che per le necessità umane, l’allevamento e l’agricoltura, anche per tener vive il più possibile le falde acquifere che alimentano i pozzi sia a valle che a monte dello sbarramento.
I bisogni dell’acqua per uso domestici, della pastorizia e dell’agricoltura sono difficili da soddisfare.
Le condizioni igieniche sono molte precarie e le popolazioni sono endemicamente assoggettate a malattie che divengono molto spesso e rapidamente epidemie: il colera, il tifo, le malattie della pelle, la dissenteria, la meningite, la malaria, la disidratazione, ecc.
L’obiettivo principale che l’intervento si propone è il miglioramento generale delle condizioni di vita della popolazione della zona di Mogodé. A tale obiettivo si potrà pervenire grazie al raggiungimento di numerosi risultati fra di loro complementari.
In particolare:
- la presenza di acqua consente di rivitalizzare l’economia locale, dandole quella minima prospettiva di sviluppo che può contribuire a frenare l’esodo di quelle fascie di popolazione, spesso giovanili, che vanno ad ingrossare le varie “bidonvilles” metropolitane oppure che sono spinte ad emigrare nella vicina Nigeria, luogo di partenza per l’emigrazione spesso clandestina verso l’Europa.;
- la presenza di acqua riduce lo spreco di tempo e di energie, per lo più a carico delle donne e dei più giovani, dedicato all’approvvigionamento dell’acqua a discapito della cura dell’economia domestica, della famiglia e, per i ragazzi, del tempo da dedicare alla scuola;
- la presenza di acqua, fra l’altro di qualità accettabile, migliora l’igiene delle popolazione e contribuisce a ridurre in modo significativo le malattie, spesso originate dalla scarsità e cattiva qualità dell’acqua, che affliggono la popolazione con particolare incidenza nella prima infanzia;
- la presenza di acqua crea i presupposti per uno sviluppo delle attività agricole e frena il pericoloso fenomeno della desertificazione del territorio.

Edodé onlus è venuta a conoscenza del problema del barrage di Mogodé a seguito dei contatti sviluppati con tre missionari della Diocesi di Como, don Angelo Mazzucchi, don Corrado Necchi e don Alessandro Alberti, operanti in zona, con i quali aveva avviato una collaborazione per la realizzazione di pozzi tradizionali. Per la ricostruzione del Barrage esisteva già un primo studio che si è rivelato tuttavia carente sotto l’aspetto progettuale ed esecutivo. Conseguentemente e’ stato chiesto l’intervento dell' ingegnere del Genio Rurale Tchappi Tiaha Antoine di Yaoundé, professionista dotato della necessaria esperienza nel campo quale presupposto per la presa in carico dell’iniziativa.
Nelle more dell’elaborazione della fase progettuale e del contestuale coinvolgimento delle autorità e delle popolazioni locali – a cura della Parrocchia di S. Pierre de Mogodé – Edodé si occupa del finanziamento dell’intervento verso il quale fa confluire i fondi raccolti.
Tutta la comunità di Mogodé ne avrà beneficio senza contare i villaggi viciniori che, così, potranno avere più acqua propria oltre a uno scambio di prodotti agricoli e di pastorizia.
I beneficiari sono circa 15.000. Numero approssimativo perché manca un vero e proprio censimento aggiornato visto il frazionamento delle tribù e la mancanza di una sufficiente organizzazione regionale.
Edodé Onlus come risorse conta sulle donazioni di privati (anche sottoforma di devoluzione del “cinque per mille” in dichiarazione dei redditi), società, banche, enti locali, vendita di prodotti da parte di Gruppi Parrocchiali ecc.
Tempo previsto per la realizzazione dell’opera 24 mesi. I lavori sono iniziati nel mese di dicembre 2011 con una presenza di circa 30 lavoranti.
Il nuovo sbarramento darà vita a un bacino artificiale di 420.000 mc d’acqua e allo stesso tempo alimenterà le sorgenti e le falde idrauliche evitando che i pozzi, a monte e a valle, si prosciughino.
Nel mese di febbraio 2012 Piero ed Elisabetta Acone, nel loro viaggio in Camerun, hanno più volte visitato il cantiere con Don Angelo Mazzucchi e il suo aiutante Kari, l'ingegnere Tchappi Tiaha Antoine, il topografo e il capo cantiere focalizzando lo stato di avanzamento dei lavori e programmando il prosieguo degli stessi che nel mese di giugno sono stati condizionati dalle prime grandi piogge che hanno rallentato i lavori.
Sono tornati nel mese di dicembre per visionare il barrage ormai quasi completamente ultimato e presenziare all'inaugurazione avvenuta il 7 dicembre 2012 con la presenza delle Autorità Locali e della popolazione.
Le opere di finitura, i lavori relativi all'invaso, ai bordi perimetrali, sono terminati nei primi mesi del 2013.
L'opera è costituita da due sbarramenti. Quello principale, di 6 m di altezza, costruito in muratura (pietre) e calcestruzzo perpendicolarmente al corso d’acqua, avrà il compito, durante la stagione delle piogge (maggio/ottobre), di trattenere il flusso delle acque. Quello secondario, sulla riva destra (avendo alle spalle l’acqua di scorrimento), è realizzato in terra e rivestito da un mantello di protezione in pietre riversate alla rinfusa.
Quest’ultimo lavoro, ancora da ultimare, è effettuato gratuitamente dalla popolazione con la supervisione del comitato di gestione del bacino e del progettista/direttore dei lavori Ing. Tchappi Thiaha Antoine di Yaoundé.
La diga principale, a scala, preventivata in 120 m di lunghezza, si estende ora in cresta per 213,32 m.
Ha una larghezza in cresta di m 1,50, lo spessore alla base di m 5,50 e una fondazione impermeabile che nella parte centrale scende a 6 m di profondità. La parete a monte è verticale; quella a valle è a scala con gradoni di cm 80 di profondità e cm 100 di alzata; al centro vi sono due sfioratori larghi m 4,50. Un’apertura di fondo, con sezione di cm 80 per lato e munita di paratoia a monte, permette di svuotare la diga in caso di bisogno. A valle, dei tubi canalizzeranno l’acqua in vasche per abbeverare gli animali evitando contaminazione dell’invaso.
Lo sbarramento secondario ha una lunghezza di m 76 con una larghezza in cresta di m 4,40, uno spessore alla base di m 12,70 e un’altezza di m 2.
La lunghezza totale del bacino artificiale, il cui fondo è stato mantenuto in terra locale, è simile alla misura dello sbarramento principale.
Oltre alle dimensioni dello sbarramento principale, è aumentato anche il preventivo che a consuntivo si avvicinerà a 270.000,00 euro.


cronologia dei lavori - febbraio 2012
 
 
 

problemi grandi pioggie - agosto 2012
 
 
 
 

dicembre 2012
 
 

parete a monte

lavori ultimati

parete a valle, sfioratori e gradoni
 

pietre dello sbarramento secondario

inaugurazione 7 dicembre 2012

danze

discorso del presidente

3 giugno 2013: l'invaso dopo le prime piogge
 
 

15 agosto 2013: l'invaso è pieno!
 
 

paratoia

raggiunto il livello massimo, gli sfioratori e l'acqua tracimata

i gradoni, gli sfioratori e l'acqua tracimata

in attesa degli abbeveratoi

sbarramento secondario riva destra

il nuovo verde
 
 

l'acqua che tracima dagli sfioratori

fine giugno - inizio luglio 2014
 
 

gennaio 2015: sopralluogo ing. TCHAPPI per manutenzioni
 
 

marzo 2015: sopralluogo ing. TCHAPPI per manutenzioni
 
 
 

aprile 2016 - manutenzioni
 
 
 

vista del bacino

maggio 2016: sopralluogo ingegnere TCHAPPI
 
 

manutenzioni
 
 
 
 

giugno 2016: svuotamento del bacino per manutenzione
 
 

settembre 2017: il bacino è di nuovo pieno
 
 
 

ottobre 2017
 

nuova piantagione patate dolci

Tutti i lavori eseguiti

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