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VERSO IL MAGICO IGNOTO

20 novembre 2008 giovedì
Dopo la colazione con una squisita marmellata di banane partiamo a pieno carico per il campement Yabatalou di Endé.
Ripassiamo per Djiguibombo e poco dopo iniziamo la discesa a piedi dell’altipiano verso Kani-kombolé dove ci attende Hamoje per terminare l’ultimo tratto con l’auto.
Mi stacco dal gruppo e procedo velocemente verso valle.
E’ un’esperienza da assaporare in solitudine, coi propri pensieri, le proprie emozioni, le proprie sensazioni. Col passare del tempo il sole diventa inclemente, l’harmattan solleva la sabbia rossa di questa strada in parte cementata e in parte sterrata.
Si discende tra la pietra rossa e nera in un susseguirsi di dolci curve, alternate da qualche saliscendi, e la visione della pianeggiante brousse (savana) sottostante che sconfina nelle dune del deserto verso il Burkina Faso.
Il rumore del vento che mi accompagna e sferza il mio viso viene sovrastato solo da quello del motore di un taxi brousse e dal muggito di una mandria di mucche che mi blocca il passaggio.
Scambio di saluti col mandriano e con un motociclista maliano che, sorpresi nel vedermi sola, mi chiedono da dove vengo, dov’è la mia guida e se desidero un passaggio.
Sono assetata, non intravedo neppure in lontananza i miei compagni di viaggio e non so per quanto dovrò proseguire prima di raggiungere l’auto.
Incrocio due ciclisti neri muniti di radio, secchi e fagotti: mi sorpassano velocemente nelle discese, li raggiungo nuovamente nelle salite successive.
Scorgo finalmente il bivio per Endé - Kanibonzon e Hamoje che urla felice: “Madame vous êtes la première!”.
Faccio rifornimento d’acqua e procedo nuovamente a piedi, nella direzione di Teli-Endé, tra lo sguardo meravigliato di Hamoje.
La pista pianeggiante e sabbiosa è fiancheggiata da campi di miglio dove le donne stanno ultimando il raccolto. Tagliare, raccogliere e macinare è compito della donna.
Gli uomini controllano il bestiame sostando all’ombra di qualche albero e i bambini sopraggiungono festosi esortandomi: “Madame, donnez moi une bic, une bouteille!”.
Oltrepasso due pozzi e mi fermo a salutare alcuni uomini, che stanno abbeverando gli animali, con una stretta di mano e il rituale saluto, ripetuto più volte alla stessa persona, e replicato a tutti i presenti, “Ça va? Ça va bien?”. La loro gentilezza, il loro sorriso e la loro accoglienza mi conquistano, mi rincuorano, mi rasserenano.
“Rubo” l’immagine di una donna anziana che mi precede con una voluminosa fascina di legna sul capo accanto a un imponente e meraviglioso baobab: sono affascinata da questi giganti verdi con la base smisurata e quasi sproporzionata rispetto ai rami!
Poco prima di Teli rifiuto il passaggio in macchina, da parte dei miei compagni di viaggio, e procedo spensierata verso le suggestive abitazioni dei Tellem che si stagliano in lontananza a metà del costone roccioso della bellissima Falesia di Bandiagara, (circa 600 metri di altitudine sul livello sabbioso sottostante) in un paesaggio da favola.
Al campement Yabatalou di Endé ritrovo i miei compagni col capo villaggio Seydou.
Consegniamo del materiale didattico portato dall’Italia al direttore della scuola e dopo una fugace visita in un’aula gremita di studenti, io, Piero e Hamoje partiamo alla scoperta del Pays Dogon, separandoci da Carlo, Fulvio e Tommy che proseguiranno per i sopralluoghi in altri villaggi.
Costeggiamo la falesia, designata nel 1989 Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, ammirando i bellissimi villaggi Dogon che si estendono sulla piana e sulla faglia rocciosa.
Prima dell’arrivo dei Dogon, giunti nel XIV secolo, la faglia era abitata dai Toloy e in seguito, nell’XI secolo, dai Tellem, somiglianti ai pigmei, dei quali permangono le suggestive abitazioni nella roccia, simili a caverne, che vengono tuttora utilizzate come magazzini e per seppellire i morti.
Pare che i Tellem, per raggiungere le loro abitazioni, utilizzassero scale di corda o di corteccia di baobab e che si arrampicassero sugli alberi che crescevano ai piedi della falesia.
Dopo un primo insabbiamento all’inizio del nostro giro, visitiamo con una guida locale il villaggio di Tireli. Osserviamo attentamente le caratteristiche porte e finestre intagliate e i bei chiavistelli delle abitazioni coi tetti piani sui quali vengono stese le provviste a seccare e dei granai coi tetti conici ricoperti da steli di miglio che ricordano immagini fiabesche.
Il granaio femminile (utilizzato dalle donne) con una sola finestra, è accanto a quello maschile, con due finestre.
Paghiamo per fotografare il togu na, luogo di ritrovo per anziani, riservato esclusivamente agli uomini che si ritrovano per chiacchierare e discutere dei problemi del villaggio.
E’ a pianta rettangolare formato da pali di legno e da colonne di pietra rivestite di banco (mistura di paglia di miglio o di fonio e argilla) con un tetto molto basso per proteggersi maggiormente dal sole e per evitare che durante le discussioni si arrivi alle mani. Per valutare il raccolto annuale osservate gli strati di steli di miglio sul tetto: più sono alti e migliore è stato il raccolto. E quest’anno, è stato davvero eccezionale!
Si sa che durante il periodo mestruale le donne possono essere “leggermente irritabili” e i dogon sono corsi ai ripari confinandole nella “maison des règles”, capanna rotonda, dispensandole dai lavori domestici …… Un’idea da copiare?
Secondo la spiegazione della nostra guida le donne, considerate impure durante il ciclo mestruale, vivono insieme nella capanna e, una volta uscite dalla casa dei mestrui, si presenteranno al marito in ginocchio chiedendogli perdono.
No, decisamente non è un’idea da copiare!!
Una carezza alla grande tartaruga vivente del villaggio e proseguiamo in auto per Amani.
Ad Amani osserviamo, con timore, la pozza dei coccodrilli sacri. A prima vista se ne scorgono solo alcuni che stanno così immobili da sembrare imbalsamati. Mi accosto esageratamente tra i moniti degli uomini che sostano a protezione dei sacri animali e, con uno scatto fulmineo, i più vicini s’immergono in acqua Rimaniamo attoniti nel constatare che ce ne sono tantissimi statici e mimetizzati nel fango sui quali aleggiano una miriade di minuscole farfalline bianche.
Una sosta al villaggio di Banani per vedere il villaggio e l’arrivo delle macchine di un rally già incontrate durante una precedente sosta.
Uno scambio di saluti col maestro locale, una fugace occhiata ai complessi famigliari e riattraversiamo lo stagno che accoglie delle bellissime ninfee.
Ci inerpichiamo, con la luce del tramonto, verso la cima della falesia, a Sanga, dove visse e studiò l’antropologo francese Marcel Griaule che fu scelto come testimone delle tradizioni cosmogoniche e religiose dei Dogon da Ogotemmêli, un vecchio cacciatore cieco che decise di svelargliele.
Trascorriamo la notte sul plateau, all’ Hôtel Les Deux Caimans, dopo una breve visita all’Hôtel Femme Dogon risultato inidoneo. Nonostante quest’ultimo eserciti un notevole fascino, sia per la struttura che per l’ubicazione, viene scartato perché le camere sono al primo piano e i servizi al piano terra. E’ indispensabile, per mio marito, trovare una camera con bagno attiguo per via dei problemi intestinali nonostante l’utilizzo di farmaci adeguati.
L’hôtel da noi prescelto, e che vi consiglio vivamente se siete vegetariani, è molto piccolo, estremamente semplice ed essenziale. Le poche camere, munite di letto con zanzariera, doccia e water danno sul piccolo cortile che offre riparo alla nostra auto, accoglie il lavandino promiscuo, un tavolo per cenare e una piccola boutique per acquistare oggetti locali.
Siamo colpiti dalla squisita gentilezza, affabilità e raffinatezza del proprietario.
E’ una gioia per gli occhi, oltre che per il palato, la deliziosa cena composta da pane simile alle nostre focacce, couscous di miglio con legumi in umido e frammenti di omelette disposti con grazia sul bordo del piatto.
Il ricordo della gradevole serata/nottata ci accompagnerà per diversi giorni grazie alle inattese “cavigliere ornamentali” (punture di pulci) che ci ritroveremo sulla pelle; questo banale inconveniente non ci scoraggerà certo nel prediligere l’hôtel per un futuro pernottamento.
E’ comunque sempre consigliabile introdurre nel vostro bagaglio un antipulci da spruzzare sui giacigli che utilizzerete!





verso Kanikombolé
ciclisti
incontro col mandriano
discesa per Kanikombolé
meraviglioso baobab
... donnez moi une bic ...
Falesia di Bandiagara
Tireli, chiavistello ligneo
... villaggio
... granai
... togu na
... all'ombra del togu na
... "maison des règles"
... tartaruga
... bimbi
... fascine sul capo
Amani, pozza sacra
... coccodrilli
Banani, battuta del miglio
... una pausa
... sosta del rally
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